Tales

Chi non crede alle streghe?

Questo per me è un posto speciale, la Terra di Mezzo, il luogo dove la magia accade. Sono certa che da qualche parte in questo bosco, ci sia un portale che conduce in un’altro mondo, in un altro tempo. Lo sperimento ogni volta che mia nonna si siede presso il focolare e inizia a raccontare di un’epoca che sembra molto più lontana di 50 anni fa.

Dopo la scomparsa di mio nonno, nel 2005 decisi di rendergli omaggio scrivendo un racconto che lo vedeva protagonista. Inviai la storia al concorso “Il Racconto del Nonno” e inaspettatamente arrivò in finale. Da lì l’idea di raccogliere gli aneddoti della nonna sotto forma di fiabe. E’ nata così la raccolta “I Racconti di Corvino“, avventure fantastiche della bambina con il fucilino di legno. Quadretti dipinti tra incantesimi e umorismo.

Ecco l’incipit del primo racconto:

Le streghe di Corvino

Rientrava Innocente al paese, con il postale delle quattro. Era stato in città, ad incassare la vendita degli ultimi marroni. Il viaggio era durato due ore, durante le quali aveva sonnecchiato scomodo sul sedile della corriera, a causa delle buche sulla strada. Era arrivato nella piazzetta di Leofara, che era già buio. Era tutto assonnato e intorpidito. Si strinse nel tabarro nero, mentre fiocchetti della prima neve d’autunno gli volteggiavano intorno. La piazzetta era deserta, la chiesa con il portale sprangato pareva abbandonata. Trovò l’asina grigio chiaro dove l’aveva lasciata, legata al cancello verdino dell’osteria di Compare Mario, dove entrò a salutare e si ristorò con un bicchiere di vino cotto e cantuccini alle mandorle. Giunsero quattro uomini per una partita a carte e per bere il caffè. I vapori caldi del locale, riscaldato dalla stufa a legna, lo invitavano a restare. Anche Compare Mario insisteva. “Resta ‘Nocè, resta. Che mò nevicherà di più, è buio e la notte prima dei Santi, nei castagni è pieno di streghe”.

“Non ci credo alle streghe Compà e poi voglio tornare a casa. Mi aspettano quattro figli, una moglie e un sacco di foglie per letto. Domani è festa e mi voglio svegliare a casa mia”.

Innocente salutò e uscì in strada. Mentre slegava la mula, questa scalciò nervosa. Innocente le passò una mano sulla groppa per rassicurarla. Il paese era silenzioso e buio, la luna quasi piena rischiarava solo i coppi irregolari dei tetti e i rivoli di fumo grigio che uscivano dai comignoli. Prese l’animale per la corda, che aveva annodata al collo e si avviò alla fontanella. La fece bere prima di andare. Li aspettavano tre chilometri nel bosco fitto, prima di arrivare a casa.

Mentre fissava l’asina che beveva, Innocente sentì un odore forte e acre pungergli le narici, ebbe un brivido. Qualcuno lo fissava. Si girò di scatto e trovò lì, alta davanti a lui, la Lonza. Bella e fiera, con i suoi lunghissimi capelli grigi, malgrado non fosse vecchia, sciolti sulle spalle a ciocche spettinate ma liscissime. Uno scialle logoro stretto al petto e occhi neri fiammeggianti. Sorrise appena, con un movimento teso delle labbra, che non mostrò nemmeno i denti.

“Ve ne andate a caccia di streghe Compare Nocè?”.

“Sì e sò fortunato, una l’ho già trovata”, rispose Innocente tirando via l’asina.

Chi fosse interessato al seguito del racconto può richiedermelo, ve lo maderò via email…

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