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Un concerto in carcere?

E’ un evento che ho seguito quasi un anno fa per un quotidiano, ma che ancora quando ci penso mi emoziona. Entrare in quel carcere per me è stato importante e riproporre le mie impressioni risveglierà il ricordo.

I Santa Cecilia e le scarpe dei detenuti

Quando entri per la prima volta in un istituto penitenziario, si creano molte aspettative e ci si prepara a vedere cose insolite, anche un pò crude. Invece la cosa che più mi ha colpito visitando l’Istituto Casa Circondariale di Marino del Tronto, sono state le scarpe pulitissime dei detenuti. Sì, perchè chi è fuori ha le scarpe sporche di polvere e asfalto, di fango, di pioggia. Chi resta dentro ha scarpe linde e sempre nuove, di chi fa pochi passi.

E sono per lo più ragazzi quelli che ho incontrato, qualcuno italiano, qualcuno no, giovani che stanno scontando una pena per chissà quale tremendo reato, ma che si vergognano di sedere in prima fila ad un concerto rock, che una band di talentuosi ascolani ha tenuto nella lavanderia dell’istituto per portare musica, per portare divertimento ma soprattutto per portare un messaggio, “che la linea che divide i detenuti dalle persone che sono fuori, diventi invisibile, valicabile” spiega il cantante del gruppo Santa Cecilia Gianluca Di Benedetto, all’apertura dello spettacolo.

Una quarantina tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria sono stati il pubblico del concerto che per la seconda volta si è tenuto nel carcere ascolano, aderendo al progetto “Voi chiusi fuori” che i Santa Cecilia stanno portando in molti istituti di detenzione italiani, per veicolare emozioni fuori e dentro il carcere, per far capire che la pena è giusta solo se dignitosa, solo se “uomo resta uomo, reo resta uomo” come recita il testo della loro canzone manifesto.


“Voi chiusi fuori”, il brano da cui il tour prende il nome, è un brano originale della band presentato per la prima volta proprio al carcere di Marino del Tronto lo scorso anno e che i ragazzi hanno voluto dedicare ai detenuti, come “grido gentile di chi tende la mano all’esterno, verso chi è chiuso fuori, per chiedere una possibilità” precisa Di Benedetto, “perchè è giusto pagare quando si sbaglia ma è giusto farlo con dignità”.

Il gruppo composto da Gianluca Di Benedetto (voce), Luca Pichinelli (batteria), Wizard (chitarra), Paolo Mariani (al basso, che ha dedicato il concerto ad una persona speciale), è stato coadiuvato dalle coreografie di Chiara Ameli, dal supporto audio di Pierpaolo Piccioni e dallo stage manager Leonardo Chittarini. Il risultato è stato un’ora di musica che ha coinvolto i detenuti su tematiche quali il razzismo, l’aborto, la pietà ma soprattutto il coraggio, la dedizione e il fervore con cui si portano avanti le passioni, lo stesso amore che i Santa Cecilia mettono nella loro musica, ispirata proprio dalla santa da cui prendono il nome, che è patrona dei musicisti ma anche esempio di sacrificio estremo per la fede in una causa.


Dimostrano di crederci davvero questi artisti, tanto da essere ospiti per la terza volta della dott.ssa Lucia Di Feliceantonio, direttrice dell’istituto, che li accoglie sempre con piacere e dichiara: “il gruppo ha dimostrato una vicinanza con i detenuti che li ha portati ad essere veri amici, vicini al mondo penitenziale con i loro testi impegnati socialmente. I detenuti apprezzano e ne sono grati. I Santa Cecilia portano un pomeriggio diverso in un momento difficile per gli istituti di pena, a causa del sovraffollamento che ci mette a dura prova. I detenuti qui però sono pazienti, così come il personale dimostra spirito di abnegazione. Dobbiamo ringraziare anche gli enti locali e i volontari grazie al quale possiamo organizzare attività sportive, ricreative e corsi, per rendere la detenzione un momento risocializzante”, così come lo è il pomeriggio con i Santa Cecilia. Poi però la musica si conclude, le luci si riaccendono e ti lasci dietro sbarre alle finestre, portoni blindati e il tintinnio delle chiavi attaccate alla cintura delle guardie, ma quelle scarpe così pulite non ti escono dalla testa, fatichi ad accettarle perchè resta l’amarezza nel pensare quanto siano sprecate per camminare solo in un corridoio.

Il link al giornale http://www.ilquotidiano.it/articoli/2011/11/3/112785/i-santa-cecilia-e-le-scarpe-dei-detenuti

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