Travels

Marocco: ma dove sono finiti i marocchini?

Scendo dall’aereo che è già notte. Soffia un vento forte e caldo che fa svolazzare le djellaba. L’aria di Casablanca è pesanta, acre, sa quasi di immondizia. Cerco tra gli uomini vestiti tutti uguali la mia guida Hassan. Lo trovo sotto un cappuccio grigio scuro che lo fa assomigliare ad un personaggio di Tolkien. Saliamo su un bus che mi porta in hotel. Fuori è buio, cerco di mettere a fuoco il panorama ma la periferia della città non ha forma. Arrivo nella mia stanza, annuso il panino che trovo sul comodino e crollo addormentata.

Casablanca mi accoglie caotica il giorno dopo, con i suoi edifici occidentali sporchi e con le torri arabeggianti luccicanti di mosaici. Visito il palazzo reale. Ce n’è uno in ogni capitale del regno. Capito il re?

Dopo un paio d’ore sono già accaldata e assetata. E’ ancora presto ma il caldo secco si fa già sentire. Mi guardo intorno. Non ho acqua con me, nè vedo chioschi. Tra un nugolo di piccioni spuntano i venditori d’acqua. Decido che non mi sento ancora abbastanza coraggiosa per sorseggiare dai loro mestoli di rame e mi tengo la sete.

A ristorarmi sarà la visita alla Moschea di Hassan II, moschea più grande del Marocco e terza per grandezza al mondo. Marmi, tappeti, luci naturali e silenzio, creati ad arte da una tecnologia avanzata e futuristica che non si percepisce ad occhio nudo. E’ Hassan a farmi notare i meccanismi automatici di apertura del tetto e delle pareti, ciò non diminuisce il senso di forte spiritualità. I luoghi sacri sono sacri per un motivo credo e questo lo è. La sensazione, volendo, è che potrei pregare qui qualsiasi Dio ed essere ascoltata.

 

Dopo tanto misticismo, esco fuori. L’aria sferzante dell’oceano che infrange le sue onde proprio sotto l’edificio, mi ridà vigore. Adesso oltre alla sete sento anche la fame. Le papille si attivano pensando al cous cous che mi aspetta in qualche riad del centro. Durante il tragitto mi guardo intorno. Le strade prima affollate all’inverosimile sono deserte. Faranno la siesta o saranno già tutti a pranzo? Osservo curiosa quella insolita desolazione. Poi mi ricordo che è venerdì e capisco dove sono tutti.

 

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